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Una Mostra di olii, disegni, acqueforti dell'artista francese Michel
Ciry
tutti i i giorni da lunedì a sabato ore 10 - 18 ingresso
libero
segue un testo di presentazione di Angelo Mattioni (presidente Fondazione
G. Lazzati)
Gli amici della Fondazione Lazzati che ne seguono assiduamente
l'attività promozione culturale non si meraviglieranno della
Mostra "II volto dell'uomo" dell'artista francese Michel
Ciry.
Da qualche tempo la Fondazione propone occasioni di riflessione
che solo apparentemente si collocano al di fuori delle iniziative
che tradizionalmente la caratterizzano.
La riflessione su problemi della nostra società normalmente
si articola in dibattiti e confronti; la proposta che oggi si offre
si colloca in questa medesima ottica: un artista "europeo"
ci guida a leggere, con grande sensibilità e con il linguaggio
universale dell'immagine, i problemi dell'uomo di oggi.
La Fondazione ha già fornito un'anticipazione dell'opera
di Michel Ciry esponendo alcune sue acqueforti nella chiesa di S.Vito
al Pasquirolo di cui ha assunto recentemente la cura; ora si propone
di offrire una visione complessiva della produzione di Michel Ciry,
artista che ha sperimentato le diverse forme di espressione, la
pittura, il disegno e l'incisione (ma anche la scrittura e la musica).
La scelta antologica delle opere ha privilegiato il volto, come
già era accaduto con i disegni di Nani Tedeschi dedicati
al volto di Giuseppe Dossetti. Durante quella mostra la Fondazione
aveva promosso iniziative di studio del pensiero di Dossetti e in
particolare del suo apporto all'idea di Europa, cui da sempre si
rivolge attenzione particolare.
Anche in questo periodo la Fondazione propone incontri che ne ricercano
i fondamenti culturali.
Molte sono le ragioni per definire Michel Ciry artista "europeo".
La sua ricerca coinvolge continuamente personaggi e filoni di pensiero
che all'identità culturale dell'Europa hanno dato contributi
rilevanti. Michel Ciry ripercorre criticamente idee e movimenti;
dal francescanesimo - il S. Francesco di Ciry è un uomo "europeo"
moderno - al cristianesimo sofferto di Pascal e, in tempi più
vicini a noi, di Bernanos.
Queste figure emblematiche, legate da un comune denominatore, costituiscono
interpretazioni diverse di quella cultura cristiana che, certamente
non sola, ha dato e da contributi alla identità europea.
L'omaggio di Ciry a Bemanos ci offre un'interpretazione intensa
della figura problematica del prete protagonista del capolavoro
dello scrittore francese; e quando l'artista ritorna sul tema è
sempre quella figura che gli interessa: l'opera intitolata "Tout
est grace" riprende significativamente l'espressione del curé
de campagne morente. Questi omaggi esprimono la cultura cristiana
di Michel Ciry, convinta e profonda, e, proprio per questo, aperta
al dialogo.
È, mi pare, la cultura cristiana di cui ha bisogno l'Europa.
Anche gli acquerelli dedicati ai paesaggi - che non si sono potuti
esporre in mostra - sono espressione forte delle culture e degli
uomini che in essi hanno operato.
La luminosa e quasi astratta atmosfera che informa alcuni paesaggi
della Grecia classica - penso all'acquerello dedicato all'isola
di Delo - esprimono la razionalità di quella cultura dalla
quale l'Europa è nata, così come la calda luce di
certi paesaggi della Normandia - la Normandia di Varengeville in
cui egli vive - esprime l'atmosfera di un'Europa già nordica,
quasi a voler saldare la solarità-razionalità con
l'Europa che ha prodotto il gotico delle cattedrali, il sud con
il nord dell'Europa.
Continua così il messaggio di Ciry sulla pluralità
delle culture che hanno fatto l'Europa.
Ma c'è altro: anche l'ispirazione artistica di Michel Ciry
ha matrici nordeuropee.
È significativo che l'artista nasca incisore e disegnatore;
il suo segno è di una espressività straordinaria;
esso è certamente segnato dalla cultura grafica francese
più recente ma le sue "linee" nel disegno e le
sue "sfumature" nelle acqueforti si lasciano riportare
alla grande tradizione di Durer e, per certi aspetti, di Rembrandt.
Il volto dell'uomo riflette la luce - quella Lumière sempre
ricercata, come scrive l'artista in una lettera pubblicata nel catalogo
- del volto del Dio-uomo; un processo che ripercorre la ricerca
dureriana della simbiosi tra il volto dell'uomo e il volto del Cristo.
Del resto, anche iconograficamente è difficile non ravvicinare
la splendida acquaforte, esposta in Mostra, intitolata "II
velo di Veronica" alle opere dureriane dedicate al medesimo
soggetto (ripreso da Durer più volte, persino in una delle
sue rare acqueforti).
Se è vero che questa iconografia si riallaccia più
immediatamente a Georges Rouault, le ascendenze più remote
qui proposte sembrano indubbie. Queste ascendenze continuano ad
essere evidenti se dall'espressione del volto si passa all'espressione
delle mani. Le mani a volte sono le sole chiamate ad esprimere il
senso dell'evento.
Qui è quasi commovente la citazione rembrandtiana del figliol
prodigo, un soggetto tanto caro all'arte di Ciry. Ma ancora le mani
nella loro espressività riportano il pensiero a Durer: troppo
celebri le mani del disegno dell'Albertina, preparatorio per "L'assunzione
e incoronazione della Vergine", nella versione pittorica ora
persa e in quella xilografica.
Nel catalogo è affidato ad altri il compito di dire più
approfonditamente dell'opera artistica di Michel Ciry.
Lo scopo di queste righe è soltanto quello di collocare
questo artista robusto, apparentemente isolato, in un contesto di
cultura che ha radici lontane, di cui egli si serve per leggere
l'oggi.
La presente Mostra e il catalogo che l'accompagna è dunque
un omaggio della Fondazione Lazzati all'arte significativa di Michel
Ciry e per suo tramite un omaggio alla cultura europea di cui quella
cristiana è una componente importante.
Giuseppe Lazzati ricordava spesso che cultura è acquisizione
di criteri di giudizio e di discernimento che si fondano sulla concezione
dell'uomo che si professa. La cultura cristiana è l'espressione,
per usare proprio le parole di Lazzati, di un uomo tridimensionale,
colto nella sua corporeità, spiritualità, sovrannaturalità.
È il volto di questo uomo che Michel Ciry ci propone.
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