MICHEL CIRY: IL VOLTO DELL'UOMO


La mostra
L'inaugurazione della mostra
L'invito alla mostra
Rassegna Stampa


Dal 19 novembre al 21 dicembre 2001
Presso la Fondazione Lazzati e la chiesetta di S. Vito al Pasquirolo

 



Una Mostra di olii, disegni, acqueforti dell'artista francese Michel Ciry
tutti i i giorni da lunedì a sabato ore 10 - 18 ingresso libero
segue un testo di presentazione di Angelo Mattioni (presidente Fondazione G. Lazzati)

Gli amici della Fondazione Lazzati che ne seguono assiduamente l'attività promozione culturale non si meraviglieranno della Mostra "II volto dell'uomo" dell'artista francese Michel Ciry.

Da qualche tempo la Fondazione propone occasioni di riflessione che solo apparentemente si collocano al di fuori delle iniziative che tradizionalmente la caratterizzano.

La riflessione su problemi della nostra società normalmente si articola in dibattiti e confronti; la proposta che oggi si offre si colloca in questa medesima ottica: un artista "europeo" ci guida a leggere, con grande sensibilità e con il linguaggio universale dell'immagine, i problemi dell'uomo di oggi.

La Fondazione ha già fornito un'anticipazione dell'opera di Michel Ciry esponendo alcune sue acqueforti nella chiesa di S.Vito al Pasquirolo di cui ha assunto recentemente la cura; ora si propone di offrire una visione complessiva della produzione di Michel Ciry, artista che ha sperimentato le diverse forme di espressione, la pittura, il disegno e l'incisione (ma anche la scrittura e la musica).

La scelta antologica delle opere ha privilegiato il volto, come già era accaduto con i disegni di Nani Tedeschi dedicati al volto di Giuseppe Dossetti. Durante quella mostra la Fondazione aveva promosso iniziative di studio del pensiero di Dossetti e in particolare del suo apporto all'idea di Europa, cui da sempre si rivolge attenzione particolare.

Anche in questo periodo la Fondazione propone incontri che ne ricercano i fondamenti culturali.

Molte sono le ragioni per definire Michel Ciry artista "europeo".

La sua ricerca coinvolge continuamente personaggi e filoni di pensiero che all'identità culturale dell'Europa hanno dato contributi rilevanti. Michel Ciry ripercorre criticamente idee e movimenti; dal francescanesimo - il S. Francesco di Ciry è un uomo "europeo" moderno - al cristianesimo sofferto di Pascal e, in tempi più vicini a noi, di Bernanos.

Queste figure emblematiche, legate da un comune denominatore, costituiscono interpretazioni diverse di quella cultura cristiana che, certamente non sola, ha dato e da contributi alla identità europea.

L'omaggio di Ciry a Bemanos ci offre un'interpretazione intensa della figura problematica del prete protagonista del capolavoro dello scrittore francese; e quando l'artista ritorna sul tema è sempre quella figura che gli interessa: l'opera intitolata "Tout est grace" riprende significativamente l'espressione del curé de campagne morente. Questi omaggi esprimono la cultura cristiana di Michel Ciry, convinta e profonda, e, proprio per questo, aperta al dialogo.

È, mi pare, la cultura cristiana di cui ha bisogno l'Europa.

Anche gli acquerelli dedicati ai paesaggi - che non si sono potuti esporre in mostra - sono espressione forte delle culture e degli uomini che in essi hanno operato.

La luminosa e quasi astratta atmosfera che informa alcuni paesaggi della Grecia classica - penso all'acquerello dedicato all'isola di Delo - esprimono la razionalità di quella cultura dalla quale l'Europa è nata, così come la calda luce di certi paesaggi della Normandia - la Normandia di Varengeville in cui egli vive - esprime l'atmosfera di un'Europa già nordica, quasi a voler saldare la solarità-razionalità con l'Europa che ha prodotto il gotico delle cattedrali, il sud con il nord dell'Europa.

Continua così il messaggio di Ciry sulla pluralità delle culture che hanno fatto l'Europa.

Ma c'è altro: anche l'ispirazione artistica di Michel Ciry ha matrici nordeuropee.

È significativo che l'artista nasca incisore e disegnatore; il suo segno è di una espressività straordinaria; esso è certamente segnato dalla cultura grafica francese più recente ma le sue "linee" nel disegno e le sue "sfumature" nelle acqueforti si lasciano riportare alla grande tradizione di Durer e, per certi aspetti, di Rembrandt.

Il volto dell'uomo riflette la luce - quella Lumière sempre ricercata, come scrive l'artista in una lettera pubblicata nel catalogo - del volto del Dio-uomo; un processo che ripercorre la ricerca dureriana della simbiosi tra il volto dell'uomo e il volto del Cristo. Del resto, anche iconograficamente è difficile non ravvicinare la splendida acquaforte, esposta in Mostra, intitolata "II velo di Veronica" alle opere dureriane dedicate al medesimo soggetto (ripreso da Durer più volte, persino in una delle sue rare acqueforti).

Se è vero che questa iconografia si riallaccia più immediatamente a Georges Rouault, le ascendenze più remote qui proposte sembrano indubbie. Queste ascendenze continuano ad essere evidenti se dall'espressione del volto si passa all'espressione delle mani. Le mani a volte sono le sole chiamate ad esprimere il senso dell'evento.

Qui è quasi commovente la citazione rembrandtiana del figliol prodigo, un soggetto tanto caro all'arte di Ciry. Ma ancora le mani nella loro espressività riportano il pensiero a Durer: troppo celebri le mani del disegno dell'Albertina, preparatorio per "L'assunzione e incoronazione della Vergine", nella versione pittorica ora persa e in quella xilografica.

Nel catalogo è affidato ad altri il compito di dire più approfonditamente dell'opera artistica di Michel Ciry.

Lo scopo di queste righe è soltanto quello di collocare questo artista robusto, apparentemente isolato, in un contesto di cultura che ha radici lontane, di cui egli si serve per leggere l'oggi.

La presente Mostra e il catalogo che l'accompagna è dunque un omaggio della Fondazione Lazzati all'arte significativa di Michel Ciry e per suo tramite un omaggio alla cultura europea di cui quella cristiana è una componente importante.

Giuseppe Lazzati ricordava spesso che cultura è acquisizione di criteri di giudizio e di discernimento che si fondano sulla concezione dell'uomo che si professa. La cultura cristiana è l'espressione, per usare proprio le parole di Lazzati, di un uomo tridimensionale, colto nella sua corporeità, spiritualità, sovrannaturalità.

È il volto di questo uomo che Michel Ciry ci propone.