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Eminenza, Signore, Signori, Cari Amici,
è per me un onore e una gioia essere tra voi in questa giornata
inaugurale di un'esposizione il cui tema è il volto nella
mia opera composta da dipinti, disegni e incisioni.
Senza dubbio, il volto vi occupa una posizione talmente preponderante
che, in una produzione che copre un'arco di una sessantina d'anni,
non resta altro spazio se non per questo accattivante motivo, capace
di declinarsi secondo una gamma illimitata di aspetti e suscettibile
di esprimere all'infinito sentimenti di ogni sorta. Che lo strumento
usato siano i pennelli, la biro o la punta da incidere, l'impresa
è ugualmente difficoltosa, tanto più se il temperamento
dell'artista, il quale ha l'audacia lodevole di impegnarsi in un'avventura
così rischiosa, è portato al rigore, a una linea spoglia
che non tollera il minimo inganno. Oso affermare che questo sia
il mio caso.
Devo forse biasimarlo o benedirlo in quanto mi offre ogni volta
l'occasione di superarmi puntando al massimo? Non essendo mai stato
ostile a stabilire una certa gerarchla nell'ordine dei temi, mi
sono sempre permesso di considerare il trattamento del volto come
il più nobile impiego dei doni che ci sono stati impartiti
venendo alla luce in un mondo nel quale, comportarsi bene non è
compito facile, sia che si tratti di governare la propria esistenza,
sia di orientare le proprie realizzazioni artistiche. E tuttavia,
questa suprema esigenza, che sia professionale o morale, è
la virtù di base da cui ogni artista degno di questo nome
non è in grado di allontanarsi senza rischiare in seguito
di patire gravemente di una tale mancanza. Attingendo l'essenziale
della sua ispirazione nelle innumerevoli disposizioni di volti che
si offrono al suo sguardo, l'artista è certo di non essere
mai a corto di motivi. E anche nel caso in cui, riferendosi solo
a volti reali, gli capitasse di non trovarne di suo gradimento,
gli resterebbe, grazie anche alle risorse del suo talento, la possibilità
di inventarne ricorrendo alle preziose risorse di una memoria arricchita
dal sapere.
La quarantina di volti, che vi sono presentati questa sera, possano
convincervi dell'autenticità degli argomenti esposti davanti
a voi da un uomo perfettamente cosciente dei pericoli che affronta
in quanto intermediario che dovrà giustificarsi alla fine
del proprio passaggio terreno. Di quest'ultimo, nessuno delle migliaia
di giorni che lo costituiscono sia segnato dal marchio infamante
di un imperdonabile spreco del tempo che, quotidianamente, dovrebbe
essere consacrato all'opera che ciascuno di noi ha il compito di
edificare nel corso della sua esistenza, come un monumento simile
a nessun altro e degno di sfidare i secoli.
Intervento del Card. Martini
Dirò una breve parola per non rubare tempo alle parole di
Michel Ciry e soprattutto alla visione della mostra che è
la cosa più importante. Vorrei anchio esprimere la
mia gratitudine a Michel Ciry per la sua arte, per la profondità,
la sensibilità, lo spirito cristiano, lintensità
con cui dipinge e ci porta i suoi capolavori. Io li ho visti brevemente
e devo dire che ho avuto unimpressione molto diversa, molto
più profonda di quella che avevo avuto osservando alcune
fotografie. Mi sono accorto che questi volti non sono solo volti,
in essi vi è implicita tutta una storia. Per lo più
sono soggetti sacri e levento sacro è raccontato attraverso
il volto. E questo mi è sembrato straordinario. Guardando
quel volto si scorge tutto quello che non cè, tutto
quello che sta intorno, tutto quello che avviene nellepisodio
evangelico, biblico che viene raccontato.
Una seconda cosa vorrei dire. E molto bella questa insistenza
sul volto - anche laltra mostra su Dossetti insisteva sul
tema del volto - perché, lo sappiamo in particolare dalle
riflessioni di Levinas, il volto è un grande tema etico.
E un modo di portare letica al di fuori dellastrattismo,
degli imperativi, facendo sprigionare tutte quelle forze di amore,
di perdono, di compassione che derivano dalla contemplazione del
volto. Quando non cè contemplazione del volto allora
cè guerra. La contemplazione del volto impedisce luso
delle armi. Mi fece molta impressione quando parlai con due giovani
terroristi allinizio degli anni ottanta, nel carcere di San
Vittore. Loro stavano facendo un cammino, di conversione e si domandavano:
"Come mai abbiamo potuto fare quegli atti di terrorismo che
abbiamo fatto? Perché non vedevamo più la gente in
volto. Eravamo come un attore su un palco che vede tutta la platea
nera, non vede nessuno ed allora fa qualunque cosa. E così
noi avendo perso lidea che la gente aveva un volto abbiamo
fatto ciò che abbiamo fatto". Credo che ciò segni
anche il rapporto tra questa mostra e questa guerra, che ci auguriamo
finisca davvero quanto prima. Ho ricordato Levinas, ma si sarebbe
potuto ricordare anche Italo Mancini che in uno degli ultimi libri
scrisse "Tornino i volti".
Una riflessione ulteriore che sarebbe interessante fare mi è
venuta in mente guardando questi quadri. Una riflessione sui volti
rappresentati dalle icone e su questi volti. I volti delle icone
suscitano soprattutto contemplazione, ammirazione, pace. Questi
volti invece suscitano una riflessione diversa che porta allimpegno
del prendersi cura dellaltro. Sono due linee complementari.
Luna più statica, laltra più dinamica,
coinvolgente. Credo che luna e laltra siano espressione
dei due polmoni dellOriente e dellOccidente. Il volto
delloccidente è qualcosa di mobile, che coinvolge;
il volto delloriente è qualcosa che tiene piuttosto
in riverenza. I due aspetti sono da collegare e dai due aspetti
viene una conoscenza profonda del mistero delluomo, da riverire
e però anche da amare con azioni concrete, coinvolgendosi
nel servizio e nel sacrificio per lui.
Riporto infine una parola del Papa tratta dalla sua bellissima
lettera, "Novo Millennio in Eunte", che vi servirà,
quando contemplerete questi volti dipinti, per cogliere quella luce,
di cui parla Michel Ciry. Quella luce che è luce sovrannaturale.
Spiritualità della comunione significa, spiega il Papa, sguardo
del cuore portato sul mistero della Trinità che abita in
noi e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno
accanto. E credo che qui ci sia anche la spiegazione di perché
questa luce del volto è fonte di etica e perché è
capace anche di spegnere gli odi e le guerre.
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