SCHEDA STORICO - CRONOLOGICA DELLA CHIESA DI SAN VITO AL PASQUIROLO
A cura di G. Cagnoni e M. Carlin

Premessa
Questa breve scheda ha l'unico scopo di inquadrare storicamente e cronologicamente le varie fasi di esistenza della chiesa di San Vito al Pasquirolo, rimandando a successivi studi la storia e l'analisi dell'apparato decorativo e pittorico. Essa rappresenta solamente un riferimento ed un punto di partenza per eventuali approfondimenti, come nel caso dell'importante articolo dell'Arch. Libero Corrieri, della Soprintendenza ai Beni Architettonici e al Paesaggio di Milano, che si occupa della vita della chiesa lungo il secolo XVII.
Buona parte delle notizie sono tratte da materiale esistente, in particolare dal testo di Davide M. Montagna La chiesa Milanese di S. Vito al Pasquirolo, edito a Milano nel 1963. Altre notizie sono tratte dalle analisi storico - archeologiche condotte a cantiere aperto durante i lavori di restauro conservativo del 2000.

Principali fasi di vita della Chiesa di San Vita al Pasquirolo.

PRIMA FASE
Nel 1145 la chiesa era già esistente, come ipotizzato da fonti letterarie e confermato da un saggio di analisi mensiocronologica (lo studio della variazione delle dimensioni dei laterizi in funzione del tempo).

SECONDA FASE
Nei secoli XIV/XV la chiesa è parrocchiale, quindi, data la posizione, può essere stata restaurata. Sull'altare era posta la cosiddetta icona Vetus, ricordata nel 1567 assieme ad altre opere d'arte: tela, in quo picta est imago Virginis cum duobus sanctis immaginibus. Si trattava di un quadro che raffigurava la Vergine con il Bambino ed ai lati i santi Vito e Modesto. A questo periodo risale l'affresco, ora scomparso, raffigurante il Vescovo Zenone di Verona, oggetto di devozione popolare e posto su un non identificato muro perimetrale, ed attribuibile alla cerchia lombarda di fine Quattrocento. Alla fine secolo del XV vennero eseguite una serie di lavori, in particolare la costruzione della Cappella della Madonna. Nel 1589 venne eseguita una tela per 5. Vito da parte di Simone Pederzano, primo maestro di Caravaggio, il cui soggetto è una: ...tella a oleo con sopra una Madona con 11 figlio in brazo, et da una parte santo Francesco et dall'altra santa Margherita in piedi... . La tela rimase in 5. Vito dal 1590 all'anno della sua soppressione, nel 1787.
Il 5 febbraio 1590 coincise con l'inizio dei lavori di affresco della chiesa, eseguiti dal pittore Battista Ferrari, all'interno di una serie di opere decorative che interessarono la chiesa tra il 1589 ed il 1590, scomparsi a causa dell'intervento del secolo XVII. Nel 1604 ricordiamo una Visita Pastorale del Cardinale Federico Borromeo. In essa la chiesa è descritta ad un unico vano, pavimentato in mattoni, soffittato in legno, e terminato dalla cappella maggiore a volta, o fornicata. Le pareti erano bianche, con alcuni richiami alla Passione del Cristo. Particolare attenzione venne posta alla descrizione della Cappella della Madonna, attribuibile al periodo in cui il parroco era Camillo Perego (1563 - 1598). Il 10 ottobre 1617 assistiamo alla creazione da parte di Cardinal Federico Borromeo di un Istituto per l'edificazione delle chiese parrocchiali, tra le quali 5. Vito aveva un'urgenza particolare. Per questo argomento rimandiamo al citato saggio dell'Arch. Libero Corrieri.

TERZA FASE
Nel 1621 si verificò un ampliamento e ristrutturazione dell'edificio, all'interno di un più generale piano di miglioramento delle chiese parrocchiali della città voluto dal Cardinal Borromeo, come visto sopra. Il progetto fu eseguito dall'Ingegnero Gian Pietro Orobono.
L'intervento su S. Vito fu ritenuto tra i più urgenti. La scelta compositiva si orientò ad influenze di ambiente romano, corretto da gusto lombardo, con qualche primo, timido accenno di linguaggio barocco. Il cantiere cominciò il 25 maggio 1621, e durò circa quattro anni, tranne che per l'intervento relativo al campanile ed al portale di ingresso. Le analisi sul paramento murario, sia da un punto di vista stratigrafico che mensiocronologico, hanno permesso di capire che l'intervento fu in gran parte di demolizione e ricostruzione, tranne che nelle sagrestie, in cui è ancora evidente la traccia di murature medievali. Il portale è attribuibile come disegno a Bartolomeo della Rovere, detto il Genovesino, attivo a Milano attorno al 1630. Il portone venne messo in opera attorno alla metà dell'anno 1626.
Dopo il 1630 ebbe inizio l'impianto decorativo di pittura murale, ancora oggi in parete leggibile, e la commissione delle tele d'altare, oggi recuperate, opera del Nuvolone e del Girardini.
Parte delle pitture murali che decorarono la chiesa sono ora all'interno di Palazzo Marino.
La cappella della Madonna è sul lato opposto, a sinistra verso l'entrata, e di fronte ad essa, il quadro del Rossi (1648) raffigurante 5. Zenone. Sul fianco sinistro, l'altare della famiglia Biancano.

Diamo ora schematicamente le restanti notizie su S. Vito al Pasquirolo.

1787: Soppressione napoleonica della parrocchia; la chiesa diventa sussidiaria di 5. Maria dei Servi fino al 1925.
1925: Sconsacrazione della Chiesa di 5. Vito.
1936: Espropriazione da parte del Comune di Milano.
1963: Acquisto della proprietà della Chiesa da parte della Provincia Veneta dell'Ordine dei Servi di Maria.

QUARTA FASE

1966: La chiesa è sottoposta ad un restauro finanziato dalla famiglia Falck e riaperta al culto nel periodo di Padre Turoldo.
1985: La chiesa passa in proprietà all'istituto Diocesano di Sostentamento del Clero.

QUINTA FASE

2000: Lavori di restauro conservativo della chiesa.
22 marzo 2001: Riconsacrazione della chiesa e restituzione al Culto alla presenza dell'Arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini.

TESTI COLLEGATI