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La restituzione della chiesa di San Vito al Pasquirolo alla sua originaria dignità, dopo un restauro accurato che ne ha riscoperto tratti nobilissimi e meritevoli di grande attenzione, è sicuramente motivo di orgoglio per l'istituto per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Milano, che ne è proprietario; il Consiglio di Amministrazione di questo Ente, che ho l'onore di presiedere, ha fortemente voluto quest'opera, ne ha seguito passo passo l'evoluzione dopo aver scelto gli operatori più qualificati, ne ha constatato l'esito felice con sicura soddisfazione. E' infatti motivo di orgoglio, anzitutto, l'essere riusciti a ridare vita ad un edificio di culto che da molti anni era inutilizzato a causa delle pessime condizioni in cui si trovava: dopo il rifacimento delle coperture, avvenuto alcuni anni fa per preservare la struttura da danni ancora più gravi e forse irreparabili, era necessario un atto di coraggio per affrontare il delicato intervento all'interno della chiesa: i segni devastanti del tempo, dell'incuria e di restauri abbastanza sconsiderati eseguiti alcuni decenni prima sembravano scoraggiare qualsiasi ipotesi di por mano all'impresa. Ci ha mossi la convinzione che salvare un edificio sacro, per altro già destinato negli anni '30 alla demolizione, significava riportare alla vita un pezzo della storia di Milano, una storia segnata profondamente dalla fede di un popolo che nel luogo del culto identificava una primaria ragione di aggregazione. L'orgoglio, quindi, di avere restituito alla Città di Milano un momento della sua storia che rischiava di essere perso per sempre, facendoci diventare tutti un po' più poveri, come si diventa sempre poveri quando si perdono le proprie radici. Riscoprirle, farle diventare ancora vive e capaci di essere ancora parole intelleggibili, pur nelle mutate condizioni di vita, è una ricchezza per tutti. Per lo meno, e una possibilità in più offerta a chi intuisce nel profondo questa collocazione di sè che perde senso quando non è fortemente collegata al passato e quando non è capace di proiettare il proprio presente in un futuro non impoverito. Motivo di orgoglio è sicuramente anche il risultato che si è ottenuto: il delicato restauro durato lunghi mesi ha rimesso in luce quanto era ancora possibile intuire dell'opera originaria, delle sue decorazioni, dei suoi affreschi, con un paziente lavoro di cesello condotto con le tecniche più raffinate da parte di specialisti che, sotto la guida illuminata dell'Arch. Roberto Sennhauser, hanno saputo restituire bellezza e sobrietà all'aula della piccola chiesa. Soluzioni modernissime a livello di impianti tecnologici sono state individuate così che si potesse leggere, nel contesto più antico, il segno del presente, senza mascherature e falsificazioni. Ne è sortito un risultato armonioso e delicato che ha visto l'apprezzamento più vivo da parte di tutti coloro che hanno potuto ammirare questa realizzazione. lì fatto che la destinazione immediata di questa piccola chiesa, posta nel cuore della città, sia quella di offrire un punto di riferimento per chi voglia sostarvi per l'ascolto o il dialogo nelle ore serali, oltre che realizzare una intuizione pastoralmente molto preziosa del Cardinale Martini, è un altro elemento che ci consente di poter dire, senza enfasi alcuna, che anche attraverso questo intervento l'istituto per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Milano ha contribuito a fare un po' più ricca questa Città, ricca del benessere interiore che nessun denaro può acquistare.
Mons. Emilio Ferrario Presidente dell'istituto per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Milano
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